NATALE TRA I PROFUGHI DELLA RESIDENZA VELA
Domenica, 24 Dicembre 2017 13:31
Un anno fa, alcune di queste persone trascorrevano il Natale e il Capodanno nella violenza di Tripoli, in Libia. Sui loro visi, intorno all’albero di Natale, la gioia si intreccia con la tristezza nascosta tra i sorrisi. Queste donne ora sono al sicuro assieme ai loro bambini, ma altri loro cari sono lontani. Festeggeranno il Natale alla residenza Vela come tante famiglie “autoctone”: prima in chiesa e dopo con un pranzo in compagnia e uno scambio di auguri per un futuro diverso da quanto vissuto prima di arrivare in Italia.

Alla residenza Adige sono accolte complessivamente 72 persone. La maggior parte è composta da famiglie con bambini. La struttura è gestita dal Comitato provinciale trentino della Croce Rossa Italiana, partner della rete di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale coordinata dal Cinformi della Provincia autonoma di Trento. Referente per la Croce Rossa è Daniele Cuomo, che ci accompagna nella conoscenza di alcune mamme e dei loro bambini. Si scattano alcune foto attorno all’albero e si sorride alla vita. Fra le altre, anche una famiglia nigeriana. Il papà si chiama Victor e ha 32 anni, lei Chioma e di anni ne ha 24. Si sono sposati nel Paese d’origine e hanno deciso di partire per l’Europa per scappare dalle sofferenze di violenze che non finivano mai. Lei è rimasta senza genitori, lui ha solo la mamma.Sono partiti dalla Nigeria con un bimbo in arrivo e hanno affrontato un viaggio di due settimane per raggiungere la Libia; lì sono rimasti per sei mesi. Hanno poi attraversato il Mediterraneo a bordo di un barcone e sono stati salvati da una nave di soccorso italiana. Il primo giorno in cui hanno messo piede sulle coste italiane è nato Destiny, il loro bambino, che oggi ha sei mesi. Il regalo di Natale più bello è quindi già arrivato, ma altre scarpe e vestiti farebbero comodo in questo freddo inverno trentino. E Chioma in queste Festività pensa ad un coro composto da bambini per rallegrare con i canti natalizi la struttura che li accoglie e, idealmente, la più vasta comunità che ha restituito loro la serenità.
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